Riassumendo molto grossolanamente, possiamo dire che una macchina fotografica non è altro che una scatola a tenuta di luce con due dispositivi per regolare la quantità di luce che arriva sulla pellicola (esposizione): tempo e diaframma.
In sostanza, il diaframma è un foro di grandezza variabile nell'obiettivo (tramite lamelle a iride), mentre il tempo di esposizione è determinato dal meccanismo dell'otturatore che si apre e si chiude per un tempo variabile. Tempi e diaframmi sono strettamente interdipendenti: se l'esposizione corretta è, poniamo 100, potremo usare tutte le combinazioni possibili tra tempi e diaframmi la cui somma sia appunto 100.
I tempi sono stabiliti in frazioni di secondo: avremo quindi per esempio 1/60, un sessantesimo di secondo, 1/500 ovvero un cinquecentesimo di secondo e così via. Una macchina fotografica comune ha di solito tempi di esposizione che variano da circa 1 secondo a 1/1000 di secondo e oltre.
I diaframmi sono rappresentati da strani numeri riportati generalmente sulla ghiera dell'obiettivo. Sono identificati mediante la lettera "f": di solito le aperture dei diaframmi variano da f. 1.4 fino a f. 32, ovvero con progressione 1.4, 2, 2.8, 4, 5.6, 8, 11, 16, 22, 32, dove 1.4 sta per la massima apertura (massima luminosità). Non chiedetevi il significato preciso di tale scala, sappiate solo che ogni scatto raddoppia o dimezza la luminosità. Quindi il valore di f. 2 è luminoso il doppio rispetto a f. 1.4, mentre f. 22 è la metà rispetto a f. 32. La stessa cosa vale per i tempi: ogni scatto raddoppia o dimezza la quantità di luce. 1/250 di secondo è la metà della luce di 1/250 eccetera. Come detto i due sistemi sono interdipendenti, quindi se si "apre" da una parte bisogna "chiudere" dall'altra. La corretta esposizione si stabilisce quindi per accoppiate tempi/diaframmi: per esempio l' esposizione di 1/125 di secondo con diaframma f. 22 equivale a 1/60 con f. 32, oppure con 1/250 e f. 11.
L'esposizione è identica per tutte le accoppiate tempi/diaframmi indicate nel disegno

I più arguti a questo punto si chiederanno: ma in base a che criterio scelgo l'accoppiata tempo/diaframma? Tale scelta è determinata dal tipo di foto che si intende scattare, per esempio un panorama o un soggetto in movimento. Quindi la scelta si definisce come priorità di tempi e priorità di diaframmi. Le macchine "compattine" automatiche sono sconsigliabili perché hanno delle accoppiate tempi/diaframmi standard, sulle quali non è possibile intervenire manualmente. Vediamo perché si dà la priorità al tempo o al diaframma:
La scelta del diaframma serve sostanzialmente a determinare la profondità di campo, ovvero la zona a fuoco davanti e dietro il soggetto: per una legge fisica questa aumenta quanto più il foro (il diaframma) è piccolo. Questo significa che se si desidera avere molta profondità di campo si chiude il diaframma verso valori tipo f.11, f. 16 o f. 22 (di conseguenza dovremo compensare allungando i tempi di esposizione). Se invece vogliamo sfuocare lo sfondo rispetto al soggetto, ad esempio, si apre il diaframma su valori vicini alla massima apertura dell'obiettivo (per esempio f. 1.8). Conseguentemente, bisogna compensare abbreviando i tempi di esposizione.
Si dà la precedenza al tempo di esposizione quando dobbiamo bloccare un movimento rapido, per esempio uno sciatore: in questo caso useremo tempi brevi o brevissimi, i grado di "congelare" anche un salto, per esempio 1/500 o 1/1000 di secondo. Dovremo di conseguenza compensare aprendo il diaframma. Si possono all'opposto usare anche tempi lenti per esempio per foto con poca luce o su treppiede. A mano libera di solito si evita di usare tempi più lenti di 1/60 per evitare le foto "mosse". Di norma il tempo usato per un'istantanea in esterni in piena luce è 1/125 di secondo, con diaframma 16.